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    Convegno del 01/06/2012

    "La cura delle persone in stato vegetativo: percorso diagnostico riabilitativo e aspetti etici"

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  • Sul panino si è posata una mosca? È (davvero) meglio non mangiarlo

    Alcuni insetti trasportano sulle zampe innumerevoli specie batteriche, alcune pericolose per l’uomo. È stato calcolato che a ogni «passo» lasciano dietro di sé una piccola colonia di germi, in grado di proliferare

    Il ronzio delle mosche è fastidioso, non c’è dubbio. E a chiunque è capitato di scacciare questi odiati insetti dal cibo su cui tanto amano posarsi. Scelta saggia, visto che le zampe di mosche e mosconi pare siano un ricettacolo di batteri, in qualche caso anche pericolosi: come ha dimostrato una ricerca pubblicata su Scientific Reports, questi insetti sarebbero per esempio in grado di trasportare in giro germi come l’Helicobacter pylori, responsabile di ulcere gastriche e danni allo stomaco.
    Studio sul loro microbiomaGli autori hanno analizzato il microbioma di 116 mosche e mosconi catturati in America del Nord, America del Sud e Asia, esaminando separatamente le diverse parti del loro corpo; i risultati mostrano che soprattutto sulle zampe si ritrovano centinaia di diverse specie di batteri, alcuni pericolosi per l’uomo. Succede nelle mosche e nei mosconi di tutte e tre le aree indagate, per cui si tratta di un meccanismo comune come sottolinea il coordinatore dello studio, Donald Bryant dell’università della Pennsylvania: «Zampe e ali mostrano la concentrazione maggiore di batteri, per cui è possibile che i microrganismi usino le mosche come una “navetta aerea” per propagarsi. Se sopravvivono al viaggio possono infatti crescere e diffondersi su una nuova superficie toccata dall’insetto: abbiamo verificato che a ogni passo una mosca lascia dietro di sé una piccola colonia di germi, in grado di proliferare se trova un ambiente adeguato. È un meccanismo di trasmissione batterica che finora è stato ignorato e sottostimato, ma che potrebbe contribuire al rapido diffondersi di un’infezione in specifiche situazioni, per esempio in zone molto affollate e con scarsa igiene ambientale».

     

    Peggio quelle «di città»

    Mosche e mosconi spesso si posano su feci o materia organica in decomposizione perché grazie alle sostanze che vi trovano nutrono le larve; non si fatica a credere che possano incontrarci pure batteri non proprio ideali per convivere con l’uomo. In quindici campioni di insetti prelevati in Brasile, per esempio, è stato riscontrato l’Helicobacter pylori, mai ritenuto trasmissibile con questa via. Resta da dimostrare che lo sia realmente, ma certo aver trovato un germe simile sulle zampette delle mosche rafforza nella convinzione che è bene tenere coperti i cibi quando intorno potrebbero svolazzare gli insetti. «A sorpresa, sono risultate più “infette” le mosche di città rispetto a quelle raccolte nelle campagne – dice Bryant –. Meglio quindi pensarci due volte prima di mangiare qualcosa su cui si siano posate le mosche e se si sceglie di fare un picnic è preferibile andare in campagna o nei boschi, anziché nel parco cittadino».

     

    Utilizzabili come «droni» spie?

    Lo studio è il primo ad aver analizzato i germi trasportati dalle mosche con metodi molto raffinati come il sequenziamento del microbioma. «Si sapeva che questi insetti possono essere vettori di germi, ma non si era mai valutato il reale potenziale di “trasporto” con tecniche così precise – osserva Stephan Schuster della Nanyang Technological University di Singapore, coautore dell’indagine –. C’è anche un correlato interessante: le mosche potrebbero essere utilizzate come “droni biologici”, liberandole in spazi altrimenti inaccessibili per poi recuperarle e capire da ciò che raccolgono sulle zampe quali germi ci siano in quegli ambienti». Applicazioni utili, certo; in attesa che diventino realtà, tuttavia, è davvero il caso di scacciare sempre le mosche dalla cucina.

     

    Fonte: http://www.corriere.it/

     

     

    Redazione Sensus

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