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    Convegno del 01/06/2012

    "La cura delle persone in stato vegetativo: percorso diagnostico riabilitativo e aspetti etici"

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  • Dopo l’incidente ho capito

    il vero valore della vita

    La vita può cambiare nel tempo necessario a un battito di ciglia. Il 19 dicembre 2011, Gianluca Macchi, 28 anni e una laurea in Economia alla LIUC di Castellanza, è a bordo della sua automobile sulla Sp. 1, la strada provinciale che dalla Schiranna conduce a Gavirate.

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    Sono le 14,30 di un pomeriggio assolato e terso, il manto stradale è perfetto, fa caldo per il mese di dicembre e sembra quasi di essere in un’appendice d’autunno. Sul rettilineo di Oltrona al lago, a un certo punto Gianluca vede arrivare nella corsia opposta un’altra macchina, che a pochi metri da lui incomincia a sbandare nella sua corsia e gli viene incontro, senza più controllo.

    «La vedevo venire avanti, mi sembrava che al posto di guida non ci fosse nessuno».

    Era troppo tardi per tentare ogni manovra, anche perché alla mia destra c’era un muretto. Ho tentato la frenata e prima dell’impatto anche a sterzare alla disperata, per una sorta di istinto di sopravvivenza. Andavo al massimo a 70 ma è stato come impattare contro un muro a cento all’ora», dice Gianluca. Al volante della macchina fuori controllo c’è una madre di 37 anni, sul sedile posteriore il figlioletto di venti mesi con la nonna. «La signora si è girata per controllare suo figlio o per parlare con la madre e non si è resa conto di sterzare, così mi è piombata addosso come un proiettile. Il cruscotto mi è caduto con violenza sulla gamba destra e quando mi sono reso conto di cosa fosse successo, ho constatato come al posto della rotula nel mio ginocchio ci fosse un buco». La guidatrice ha avuto tre costole spezzate e perforato il polmone, mentre la nonna ha rotto di tre vertebre, del bacino, tibia, femore, naso e mandibola ed è stata ricoverata in rianimazione. Il bambino, per fortuna, è rimasto illeso.«La cosa incredibile», prosegue Gianluca, che lavora a Milano, dove è responsabile del mercato estero di una ditta di cuscinetti a sfera, «è che non ho mai avvertito dolore, nonostante la rotula fosse rotta in cinque pezzi. Sentivo l’odore dell’olio bruciato del motore e quello del fumo degli airbag esplosi, ma la scarica di adrenalina, che mi faceva sudare copiosamente, cancellava ogni altra sensazione». Gianluca fa per scendere dalla macchina ma la gamba destra rimane immobile. All’ospedale di Circolo di Varese, il professore Cherubino gli rimette assieme la rotula con sottilissimi fili di ferro e i medici gli dicono che incomincerà di nuovo a camminare verso la fine di marzo. «Dopo l’intervento, con ventotto punti di sutura, è arrivato il dolore, fortissimo, insopportabile. La gamba era il doppio del normale per l’enorme ematoma, ho fatto tre giorni di degenza e proprio allora mi sono reso conto del rischio che avevo corso. Mi sarei potuto rompere la testa o rimanere paralizzato».Gianluca esce dall’ospedale e a casa, lentamente, incomincia la riabilitazione.«Riabilitazione passiva, con il Kinetech, una macchina che mobilizza l’arto passivamente, aiutandone il movimento senza far intervenire la muscolatura. Non mi hanno ingessato, perché altrimenti immobilizzando la gamba l’ematoma si sarebbe indurito con conseguenze pesanti sulla ripresa dei movimenti».Il 23 gennaio, a poco più di un mese dall’incidente, Gianluca Macchi è ricoverato a “Le Terrazze”, dove incomincia la riabilitazione con l’équipe di Andrea Ferri.«Oggi, 8 febbraio, dopo quindici giorni di cure, sono in grado non soltanto di camminare, ma anche di salire le scale da solo. Certo, l’aver praticato da sempre quasi ogni tipo di sport, dal canottaggio allo sci, mi aiuta parecchio e accelera i tempi di recupero, ma quello che conta è la testa, la volontà, come sostiene del resto anche Andrea». Il giovane paziente riesce a trovare il lato positivo nella negatività, «il bene nella sventura», trascorre le sue giornate alla clinica leggendo – sta ultimando “Intelligenze emotive” di Daniel Goleman – e cercando di camminare il più possibile.

    «In situazioni come queste scopri chi davvero ti è amico e ti vuole bene. Ho imparato a sopportare il dolore, non avevo mai rotto nulla né avuto malattie importanti, ma ho trovato qui uno staff di altissimo livello e soprattutto molta comprensione e competenza. “Medicine” che accelerano moltissimo il recupero non solo fisico, ma soprattutto mentale».

     

    Redazione Sensus

    Casa di Cura Privata Le Terrazze S.r.l.
    I - 21035 Cunardo, Varese
    Via Ugo Foscolo 6/b
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